Tesori. Il patrimonio della Biblioteca nazionale centrale di Roma
- Data
- 22 Ottobre 2026
- Luogo
- Biblioteca nazionale centrale di Roma
- Tipo evento
- Mostra

Descrizione
Inaugurazione
22 ottobre 2026 – Ore 16.30
Il 14 marzo 1876 Roma, capitale d’Italia da appena cinque anni, apriva la sua grande Biblioteca nazionale, destinata a rappresentare l’unità appena raggiunta. Per realizzare così celermente tale impresa, i fondatori non partirono da zero: la soppressione delle corporazioni religiose del 1873 portò al Collegio Romano, attorno alla Bibliotheca Major dei Gesuiti, oltre 70 raccolte conventuali, per circa trecentomila volumi. È questo il cuore antico dell’Istituto, che oggi è una struttura dinamica e moderna, in dialogo con le grandi biblioteche del mondo.
In quella stratificazione di secoli, ricca di teologia, diritto e liturgia, è serbata la gran parte delle rarità e meraviglie qui esposte. Tuttavia, la Biblioteca non ha mai smesso di crescere e scegliere, trasformando il lascito del passato in un patrimonio vivo, al servizio di studiosi, studenti e cittadini. I direttori nel tempo ne hanno plasmato il volto con acquisti, donazioni e coraggiose scelte: Domenico Gnoli, che a fine Ottocento promosse la Collezione romana e quella della Grafica; Emidio Cerulli, che negli anni Sessanta del Novecento immaginò un archivio della letteratura contemporanea.
Questa mostra racconta tutto ciò. Ogni opera esposta è un tesoro non solo per rarità o bellezza, ma perché custodisce un frammento di questa storia: la storia di un monastero che conservò un codice, di un direttore che intuì l’importanza di un acquisto, di un collezionista che evitò una dispersione, di uno scrittore che affidò le proprie carte a un’istituzione pubblica.
La mostra procede per nuclei, a partire dai secoli più lontani: i codici altomedievali, tra cui le Confessioni di sant’Agostino (VI secolo), il più antico e completo testimone dell’opera, e i manoscritti miniati del Quattrocento, che ci tramandano committenze principesche. Seguono i libri a stampa, con la preziosa collezione di incunaboli, la ricca sezione di edizioni aldine, fino a esemplari di assoluta rarità come le prime edizioni delle opere di Giordano Bruno. Di forte valenza scientifica ed estetica sono le Collezioni Cartografiche, della Grafica e la Romana: il Planisfero di Pareto del 1455, l’Indicatore della Qibla con la prima rappresentazione nota dell’America in una mappa araba, le vedute di Roma, da Nolli a Liverani, culminando con van Wittel. Le Collezioni Orientali e Africane raccontano un dialogo di culture che attraversa i continenti e il tempo; le legature storiche ricordano che il libro è anche oggetto d’arte.
Con l’Ottocento troviamo Belli, poeta della Roma popolare, un Leopardi intimo e un singolare cimelio dannunziano; con il Novecento, eccezionali documenti di Calvino, Morante e Pasolini, le cui carte hanno sede permanente a Spazi900, primo museo della letteratura contemporanea in una biblioteca pubblica.
Tesori è un invito a condividere quanto ci è stato consegnato e abbiamo il dovere di trasmettere: una memoria comune in cui si riconosce la cultura nazionale, nata da una pluralità di città, corti, monasteri e costumi, e oggi patrimonio di tutti. Il nostro più prezioso tesoro.
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